Eugenia o dell’essere donna, moglie e mamma

Tra i TT (trend topic) su Twitter oggi i ragazzi hanno lanciato #questaèmiamadre.

Ne vengono fuori madri come bersagli facili (“E’ una rompicazzo”), che di fronte ai 9 in spagnolo rispondono “Ah.”, cui non va mai bene niente (“Serve aiuto?” “No, grazie.” Dopo due minuti: “Guarda che io non sono la tua cameriera!!!”), che non hanno credibilità (“Continua a dirmi che se non studio mi butta il computer dalla finestra ma non lo farà mai! lol”).

Sono le mamme degli adolescenti: programmate perché arrivi un momento della vita in cui non far altro che tollerare i colpi bassi dei figli. Non li scaglieranno perché i ragazzi siano sadici, né perché vi odino (lo diranno, lo scriveranno, lo urleranno, lo sibileranno. Lasciate fare, non sarà mai vero!, nda), ma perché anche da questo si passa per emanciparsi e diventare grandi.

Il (buon) genitore del (buon) adolescente dorma sonni tranquilli: sta filando tutto a gonfie vele.

La faccenda si complica quando però lo scontro non è solo fisiologico dell’età, ma un figlio ha ragioni profonde per essere arrabbiato con sua madre o suo padre.

Tipicamente sono due i peccati mortali che può commettere un genitore: far vergognare suo figlio, o soffrire più di lui.

Mamma Eugenia soffre più di Carola.

La vedo da pochi mesi, è arrivata nel mio studio con l’aspettativa che portano con sé molti genitori: “Dottoressa, mi dica come convinco mio/a figlio/a a venire.”

Rispondo sempre che nessuno convince realmente nessuno e che se quel genitore crede, piuttosto venga lui.

L’avevo detto anche ad Eugenia al telefono.

“Ma è Carola che ha bisogno!”

Avevo taciuto.

“Va be’, vengo io una volta per spiegarle il problema.”

Eugenia era arrivata e in un attimo la stanza si era riempita: di parole, racconti, storie, gesti, lacrime, trucco, gioielli.

Ci tiene a dettagliarmi minuziosamente una saga famigliare in cui lei e il marito hanno negli anni conosciuto la ricchezza e la fama: lui è stato fino ad una decina di anni fa un attore di discreta notorietà, che poteva offrire a moglie e figlie case, macchine e vacanze. Lei, avvocato mancato, ha sempre felicemente fatto la casalinga assicurando a tutti la certezza di una casa impeccabile, degli abiti più di classe, delle frequentazioni più esclusive.

Poi ad un tratto un’infilata di flop, e la macchina dello showbiz per il marito si inceppa. Niente più case, niente più macchine, niente più vacanze.

Appartamento in affitto, due utilitarie, al mare in Liguria.

Il marito di Eugenia molla: lasciandosi andare perde sé, la moglie che inizia una relazione extraconiugale, il rispetto delle figlie che cominciano a trattarlo come lui sente di meritare e per come si comporta. Da perdente.

Lei inizia a lavorare part time come segretaria ma continua a mettere i suoi amati e vistosi gioielli come se fossero la nuova collezione.

Carola è la figlia maggiore di 16 anni, che ormai in casa non comunica più se non a grugniti (quando va bene) e strilli (quando va male).

“Passo le serate a piangere, ma non mi faccio vedere. Faccio ancora tutto per tutti e il sabato sera ho sempre in casa tutte le amiche delle mie figlie per cena, così non mi viene la malinconia. Loro sono contente, solo mio marito ormai non si interessa più di nulla.”

Commettiamo una grossissima ingenuità quando pensiamo che se ci sciacquiamo il viso dopo aver pianto, preserviamo chi ci sta accanto dalle nostre sofferenze. Al contrario, gliele facciamo vivere col carico del tabù, del non detto, delle cose taciute che diventano ancora più grandi e spaventose di quanto siano spesso in realtà.

Alla fine del primo colloquio invito Eugenia a prendersi uno spazio nel quale far confluire tutta la sua storia, senza che ci faccia l’impasto per la pizza alle figlie.

“Ma io sono venuta per Carola!”.

Iniziamo insieme un percorso tutto giocato al passato, in cui per ora non c’è presente e non c’è futuro. Eugenia non ha mai elaborato il lutto di una vita di agi e privilegi e non s’è mai perdonata di aver tradito il marito.

Sento con profonda verità che stia facendo di tutto per essere una brava mamma, ma alle prese con i suoi problemi, per Carola e Anna non c’è abbastanza posto.

Azzardo che probabilmente avvertono la sua tristezza e la sua infelicità, e che per questo Carola sia arrabbiata: perché la sua mamma non si prende cura di sé e di conseguenza di lei.

“La priorità non è prendermi cura di me, ma di mia figlia che ormai non riconosco più tanto mi tratta male.”

WARNING!

La priorità è l’esatto opposto: per poter essere una brava mamma, la mamma migliore possibile (umana, imperfetta) bisogna anzitutto badare a sé. E’ come per le misure di sicurezza sugli aerei: si rendesse necessario, prima ci si mette la propria mascherina, poi la si mette agli altri. Il motivo è semplice: se manchiamo di risorse e strumenti, non abbiamo nulla da offrire.

Oggi Eugenia ritorna puntuale. Ha conosciuto un nuovo uomo, sta pensando di contattarlo. Spera che facendo ingelosire il marito, gli darebbe uno scossone. Le hanno offerto un full time, è contenta, ma per tutto l’week end ha lottato con lui in pigiama sul divano. Da sola.

Carola non la nomina neppure: per ora non c’è spazio.

Io la ascolto, mi lascio guidare dove vuole che io condivida il suo mondo e il suo magone, a tratti prendo in mano la cartina e suggerisco una direzione.

La sua domanda oggi è precisa: “Dottoressa, cosa faccio? Lo chiamo, il tipo che mi ha presentato la mia amica?” Una domanda da donna e da moglie.

Dopo 45 minuti la congedo: “Ci vediamo settimana prossima?”

“Sì, ma non abbiamo ancora fatto niente per Carola!!!”

Eccome, signora mia.

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3 thoughts on “Eugenia o dell’essere donna, moglie e mamma

  1. Dottoressa eccomi. Leggo tutto un fiato come se avessi sete di capire, di mettermi,in gioco grazie alle esperienze che ci racconta… E quelle parole ‘se nn ci prendiamo cura di noi nn abbiamo niente da offrire…’ quanto vorrei parlare con lei! ❤ #ammirazione

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  2. “se manchiamo di risorse e strumenti, non abbiamo nulla da offrire” Cara dott parole che arrivano dritte al cuore in un momento per me difficilissimo in cui trattengo il fiato proprio per raccogliere tutta me stessa per poi darmi alle mie bimbe…a volte i problemi ci schiacciano…
    Leggo e mi emoziono perché lei con le sue parole arriva dritta al mio cuore e continuo a leggere “affamata” di capire per poi elaborare per magari sbagliare meno.
    Grazie dott #ammirazione profonda

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